lunedì, 09 novembre 2009,15:31


Dimenticando che su un crocefisso c'è un uomo, morto per mani di altri uomini, chiamato da nessun padre verso nessun cielo.
Dimenticando la blasfemia oscena del potere che dai morti in croce si tesse le vesti di porpora.
Dimenticando
chi starnutisce un amen con la polvere nel cuore. A loro la nostra preghiera.

Uomini, poiché all'ultimo minuto
non vi assalga il rimorso ormai tardivo
per non aver pietà giammai avuto
e non diventi rantolo il respiro:
sappiate che la morte vi sorveglia
gioir nei prati o fra i muri di calce,
come crescere il gran guarda il villano
finché non sia maturo per la falce.

Stefano, come
Federico, come Gabriele.
Levati dalle croci e stesi per la strada.

 
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cristomorto
 


 

 




mercoledì, 14 ottobre 2009,19:16


Tanto ho fatto che son finito su Spinoza...(la mia è la prima!)
martedì, 13 ottobre 2009,01:10


Quella no perché no.
L'altra manco, perché è andata com'è andata. E lei è andata.
Quell'altra neppure. Dice che mi ha conosciuto e poi ha scelto. L'altro.
E neanche quella. 6 in fisica. 2 in chimica. Bocciata.
Di lei non dico. Più rompicoglioni che spaccapalle. (cit. modif.)
No, neppure lei. Lontana. Tanto.

Ora.
L'inverno si appropinqua e io ho già variato la nicchia ecologica in cui rinchiudermi.
Al cinema lo stracciabiglietti ha già capito che "entro a prendere i posti" è una cazzata. Che nessun mascara è sbavato facendo perdere tempo prezioso a colei in ansia di raggiungere il suo amore in sala.
Altro episodio. Domenica faceva brutto. Ho avvertito l'impellente bisogno di entrare in possesso di un raccoglitore di etichette con il pratico led basculante in offerta da mediaworld. Un must proprio. E mentre guidavo fischiettando, indeciso se prendere quello cremisi o quello ocra, mi sono accorto con raccapriccio che non era la domenica di apertura. Altre auto giravano attorno allo scatolone in cemento e vetro come scarafaggi davanti a una scatola di cioccolata rancida. Mi sono fatto schifo da solo e son tornato a casa pensando che mai come ora sarei potenzialmente in grado di passare i fine settimana privandomi dei circences spiccatamente maschili preferendoli a salutari weekend neoromantic tipo fare trekking sulle scogliere battute dal vento e poi piazzare una tenda e poi chiudersi dentro e poi scopare come ostrogoti e poi tornare in campagna e poi accendere il camino e poi le castagne e poi rifare gli ostrogoti e poi e poi e poi. E poi.


Badate. Questo non è un annuncio matrimoniale. Solo che dovevo pur riprendere a scrivere qualcosa e caso volle che dicessi ste quattro cazzate dandomi peraltro l'occasione, non da poco, di dire "appropinqua".
Ciò nonostante, non vorrei arrivare a ridurmi così.


mercoledì, 16 settembre 2009,01:13


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martedì, 08 settembre 2009,22:36


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lunedì, 31 agosto 2009,13:30


finita
martedì, 11 agosto 2009,23:04


Lo sapevo che prima o poi sarebbe toccato a me.
Le porte si chiudono e buonanotte.
Fermo. Immobile. Ti ritrovi come Giona nella balena. Ma molto più piccolo e soffocante l'ambiente metallico di questo stomaco oscillante che ogni giorno ci ingoia e ci risputa fuori. Troppo indigesto cibo carico di ansie, veleni e odori che ristagnano su pelle e abiti. Forse oggi sono un boccone un po' più tenero. Forse il salmastro che mi portavo addosso dopo il mare mi ha dato quella sapidità che mancava. Insomma una preda da non farsela scappare per chi sta lì con la bocca spalancata e i suoi fanoni di gomma nera.

E succede tutto di notte, di domenica, d'estate.
E' sempre così.
Alla fine non c'è differenza fra il muoversi in un'afosa notte di fine luglio in un condominio semiperiferico di una città marginale e il vagare nel nulla di una steppa asiatica. Il resto del mondo è troppo lontano per sentire il rumore del tuo corpo digerito dagli olii minerali di un mostro senza corpo. Solo enormi fauci illuminate da qualche strana appendice luciferina che attira a sé insetti da accecare e parassiti umani da trasportare.

Sta di fatto che sono qui. Prigioniero e immobile. Qualcuno deve aver previsto che la creatura possa risvegliare la sua natura antropofaga. “In caso di necessità azionare il pulsante di emergenza”. Il piccolo bottone giallo ha un campanello disegnato. Dovrebbe servire a scuotere il corpo semovente, a stimolargli un qualche riflesso condizionato costringendolo a vomitare il suo pasto non consentito. Lo schiaccio ma non succede nulla. Mi trovo a pensare alla scelta del colore. Solitamente pericolo è rosso, non giallo. -Ma quale pericolo, poi- mi ripeto come un mantra.

Lo scirocco si è ficcato ovunque, questa notte. Riesce a penetrare attraverso le strette labbra serrate del tumulo anodizzato che mi sigilla e si appiccica sulla pelle, soffocandola. Il nervosismo inizia il suo viaggio coi fiotti di adrenalina e mi stimola verso la compulsione discreta di una sigaretta. Riesco a trattenere a stento un gesto che mi costerebbe una buona quantità del poco ossigeno a mia disposizione.

Ogni tanto arriva, attutito dal cemento, il rumore di una tv. Nottata da passare fuori. Da varietà in balcone, affacciati sul desolante panorama di una distesa di auto con la pelle ancora rovente. Questo sarà sicuramente il geometra del secondo piano, con la cucina vista cortile. Me lo vedo a gambe stese per agevolare il deflusso del sangue agli stomaci, impegnati a scindere i grassi idrogenati di una frittura surgelata.

Stasera il cibo sono io. Mi aspetto che da un momento all'altro un fiotto di acido mi si riversi addosso da qualche ghiandola meccanica. Comincerei a disfarmi piano, per diventare bolo ed essere espulso.

Inizio a muovermi a scatti in quello spazio angusto. Lo specchio mi illude i sensi mandandomi indietro la falsa percezione di un ulteriore spazio in cui rifugiarmi. Cerco di non posarvi sopra lo sguardo per evitare la vista di un animale in trappola.
La bocca in cui mi trovo rinchiuso non ha occhi, almeno io non ne vedo, ma so che in qualche modo la creatura mi osserva e sembra accorgersi della mia paura. Avverto sopra la mia testa lo schioccare secco dei suoi lunghi tendini di ferro che gli sostengono le fauci, come se cercasse la giusta tensione nel serrare le mandibole prima di stritolarmi. Poi, è un attimo.

Il panico arriva improvviso, tenuto vanamente a bada dall'inconsistente ricordo di una respirazione controllata che feci nell'unico mese di yoga. Mi travolge dal basso, erompe dal diaframma e sale a prendere possesso dei centri nervosi adattandoli a un primordiale istinto di sopravvivenza. I polmoni non contengono più nulla, schiacciati dalla tensione del torace. Respiro con lo stomaco alla ricerca di aria ma un senso di nausea me lo impedisce.
Lotto contro le quattro pareti gastriche che mi schiacciano. Urlo, scalcio, urlo più forte. La vista del sangue che comincia a uscire dalle nocche mi atterrisce. Il movimento genera ulteriore calore e disordine. Mi strappo i vestiti di dosso, li allontano sentendone la costrizione che mi danno, come se fossero enzimi secreti da quella bestia per cominciare l'opera di digestione di pelle e carne. Le pareti luccicanti di luce e vapore reggono bene l'urto con la mia rabbia cieca. Comincio a saltare forsennatamente sul pavimento gommoso. Vorrei sfondarlo. Preferirei precipitare nel budello di un intestino buio e sfracellarmi succhiando una boccata d'aria durante la caduta piuttosto che sentire il fetore della mia decomposizione lenta.
Il sistema circolatorio non regge più, l'iperventilazione mi appanna i sensi e le ginocchia sono le prime a staccare la spina. Crollo. L'ultima cosa che vedo prima che la nebbia mi entri negli occhi è una piccola targhetta caduta da chissà dove.
Fuori servizio.

-Prego, prego. Dopo di lei.
-Grazie, avvocato.
-A che piano va?
-Quarto. Sempre quello.
-Eh già.
1...
...2...
...3...
-Ha sentito? Dice che il portiere giorni fa ha trovato ancora macchie di sangue nell'ascensore.
-Già. Drogati. Sicuro.
...4.
-Non si può più stare tranquilli.
-A chi lo dice. Bè arrivederla.
-Tante cose.
venerdì, 07 agosto 2009,18:48


...io mica son sicuro che il jazz mi piace.




Ecco, l'ho detto.
lunedì, 27 luglio 2009,13:20

Alla direzione del personale della Zienda -Loggia Centrale-

p.c.: al capo mandamento sig. Nano Infame
al dott. Vader Darth della Galassia dei Faccia di Merda
ai sigg. delle Mosche titolari di reparto
alla responsabile formazione sig.ra Venditrice di Lupini



oggetto: recupero dignità/morale


Città del sud, 27/07/2009

Io sottoscritto Pitecantropo, nato libero 38 anni fa nel mese della madonna in una città aperta et ivi residente, dopo avere prestato il fianco e il retro per 2 anni e 9 mesi presso la suddetta Zienda, dopo essere sottostato ad attività vessatorie, ricatti, taglieggiamenti, dopo aver sedato coscienze, patteggiato immunità, concordato compromessi, chiuso occhi e turato nasi, dopo un numero imprecisato di signorsì


abiuro


qualsiasi legame con la Zienda -cosca affiliata area sud est- e presento dimissioni irrevocabili con decorrenza settembre 2009. AugurandoVi tachicardiche carriere e gastroscopici momenti di felicità, formulo il mio più cordiale

VAFFANCULO
martedì, 14 luglio 2009,00:31


Il treno era appena arrivato e già le banchine erano piene di gente che usciva a frotte dai vagoni. Loro, vestiti con giacche di pelle, ci vennero incontro e ci superarono senza voltarsi indietro. Non potevamo sbagliarci. Cominciammo a seguirli nei meandri della stazione. Dopo alcuni minuti avevamo raggiunto un'ala deserta, binari vuoti e oscurità. Il rumore dei nostri passi alle spalle li fece voltare e fu allora che capirono.
Cominciarono a correre cercando un nascondiglio. Quando arrivammo in un corridoio cieco avevamo quasi perso la speranza di acciuffarli e cominciammo a parlare di quanto eravamo stati stronzi a lasciarceli sfuggire così, siamo stati dei polli mi ripeteva. Loro non riuscirono a trattenersi dal commentare le nostre parole, lo fecero sottovoce, ma non bastò a evitare che nel silenzio del luogo anche quelle parole bisbigliate arrivassero alle nostre orecchie sensibili da killer. Ci sporgemmo un pò su un balcone in cemento che affacciava su un altro tratto di binari e li vedemmo. Erano lì. Si erano rannicchiati su pochi centimetri di spazio, invisibili se non fosse stato per il loro stupido vociare, affacciati al vuoto sotto di loro. Quando gli puntammo contro le armi capirono di essere giunti alla fine. Dopo aver fatto fuori il primo, l'altro cominciò a urlare di farla finita. Scaricammo i caricatori anche sul secondo. I corpi caddero molto lentamente, senza nessun rumore d'impatto.

Gli spari attirarono l'attenzione della gente che cominciò ad accorrere nella nostra direzione. Da una porticina si affacciò un buffo signore che si toglieva dalla faccia una maschera di cerone bianco. Ci guardò senza dir nulla, passandosi la spugna sul volto truccato. Mentre salivamo le scale verso l'uscita dissi al mio complice che se non avessi fatto il killer mi sarebbe piaciuto fare l'attore nella vita.
Con un piccolo segnale inviato da un telecomando la macchina si diresse verso di noi, fermandosi esattamente davanti e aprendo due grandi sportelli su cui campeggiava il simbolo della Apple. Non immaginavo che ora facessero anche auto. Era piena di optional. Mi piacque molto la capacità del sedile di adeguarsi alle dimensioni del passeggero. Avevamo fretta, dovevamo terminare la nostra missione e soprattutto andare via subito di lì. Fu ad un passaggio a livello che gli dissi che io non me la sentivo di proseguire. Non ce la facevo a sopportare di sparare ancora, alla fine ero nel giro da poco e non avevo le giuste motivazioni. Senza batter ciglio il mio compare mi fece scendere in piena campagna e sgommò via chiedendomi il silenzio, almeno per ora.

Mi incamminai alla ricerca di un posto familiare ma il peso che avvertivo in tasca mi frenava i passi. Tirai fuori la pistola che avevo appena utilizzato e la smontai, deciso a disfarmene al più presto. In un vecchio mobile che si trovava fra gli alberi trovai una di quelle vecchie custodie per compassi, deciso a utilizzarla per nascondere l'arma ma nel sottobosco un fruscìo attirò la mia attenzione. Un serpente verde smeraldo si frapponeva fra me e il luogo destinato a occultare le prove. Con un bastone cominciai a colpire l'animale e solo quando fui sicuro di averlo ucciso mi avvicinai cercando di scoprire se fosse velenoso. Con mia sorpresa dalle fauci spuntò fuori un'etichetta che diceva Made in China, e mi fece rendere conto che in realtà si trattava di un innocuo pupazzo in peluche.


Adesso ditemi: possibile che 400 mg di amoxicillina unita alla visione di Romanzo Criminale possa scatenarmi sto pandemonio notturno?